Carta Sapone Bisturi

7 ottobre 2014 Arte, Decorazione, Tecniche

Carta sapone bisturi: Elisabetta Di Maggio, artista poliedrica, li usa con eleganza e sapienza tecnica per dare vita alle sue poetiche geometrie.

Nata a Milano, classe 1964, vive e lavora a Venezia. Per Noi comuni mortali carta sapone bisturi sono solo dei termini generici, per Lei rappresentano invece un Fare artistico tra i più interessanti di questi anni, una ricerca fatta di pazienza, dettagli, ostinazione e precisione, coerenza e costanza: con il bisturi taglia la carta, la pellicola cinematografica, le foglie, incide il sapone e ricama i muri.

La sua ricerca è delicata e sottile, come solo la carta velina può essere, rizomatica e avvolgente ma anche claustrofobica, senza margini di errori e perfetta, come il volo di una farfalla. Lo fa usando il principio di una tecnica antica come il ricamo, con una manualità molto precisa di chiara vocazione femminile. Al posto del filo e dell’ago usa un bisturi chirurgico, il suo studio come sala operatoria. Invece di applicare esclude, toglie, scava: sottrae la disfunzione per raggiungere la perfezione. Come un chirurgo che debba portare a termine un delicato intervento, Elisabetta Di Maggio, col suo bisturi, impiega ore a sezionare fogli di carta velina, foglie, saponi e altre superfici, incluso l’intonaco: il risultato sono le geografie che la vita assume nel suo dilatarsi e organizzarsi, l’espansione delle radici di certi vegetali, la maniera in cui si sviluppano le cellule dei tessuti viventi o in cui prolifera l’urbanistica di una città.

In tutto il suo repertorio, usando carta sapone e bisturi, Elisabetta Di Maggio cerca e ripete il rito della vita e del suo diffondersi ineluttabile; ne esagera la vitalità, sacrifica i rami secchi, privilegia la proliferazione frattale, ne esaspera la poetica ed evidenzia la costante precarietà. La sua ultima mostra personale I change but I cannot die è del 2013 a Milano alla Laura Bulian Gallery, a cura di Francesca Pasini.